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arrivederci a settembre

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Il blog va in vacanza.

chiunque fosse interessato ai miei corsi autunnali e a notizie circa la lettura ad alta voce può guardare qui:

http://margueritexalias.wordpress.com/

Buona estate a tutti

amici, cercate le parole giuste per chi soffre: potrete, con poco, fare molto

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“Le parole sono tutto quello che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste.”

R. Carver

questo blog E’ in lutto per la tragedia cha ha colpito la sua terra

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San Martino del Carso

G. Ungaretti

 

Di queste case

non è rimasto

che qualche brandello di muro

 

Di tanti

che mi corrispondevano

non è rimasto

neppure tanto

 

Ma nel cuore

nessuna croce manca

 

E’ il mio cuore

il paese più straziato

ieri

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Desidero ringraziare i miei allievi e tutti gli intervenuti alla bella manifestazione di lettura di ieri. E naturalmente grazie alla Bottega dell’Elefante.

cosa

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Giovanni Raboni

 

Mi chiedi “cosa ti piace di me, cosa

più del resto”. Una volta, per ridere,

ho detto il cappellino. Però pensando

la schiena, le ginocchia: e al labbro di sopra che quasi

non tocca quello di sotto: e come

s’impenna liquido, scatta il tuo profilo.

Ma ancora di più la faccia che non sai d’avere

dopo aver fatto l’amore, netta per saliva e sudore,

a una calma che c’era rifiorita.

dulcis in fundo: mirabili finali letterari

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                              M-MORTE

No, non pensarci Drogo, adesso basta tormentarsi, il più ormai è stato fatto. Anche se ti assaliranno i dolori, anche se non ci saranno più le musiche a consolarti e invece di questa bellissima notte verranno nebbie fetide, il conto tornerà lo stesso. Il più è stato fatto, non ti possono più defraudare.

La camera si è riempita di buio, solo con grande fatica si può distinguere il biancore del letto, e tutto il resto è nero. Fra poco dovrebbe levarsi la luna.

Farà in tempo, Drogo, a vederla o dovrà andarsene prima? La porta della camera palpita con uno scricchiolio leggero: Forse è un soffio di vento, un semplice risucchio d’aria di queste inquiete notti di primavera. Forse è lei che è entrata, con passo silenzioso e adesso sta avvicinandosi alla poltrona di Drogo. Facendosi forza, Giovanni raddrizza con una mano il colletto dell’uniforme, dà ancora uno sguardo fuori dalla finestra, una bravissima occhiata, per l’ultima sua porzione di stelle. Poi nel buio, benché nessuno lo veda, sorride.

 

                                  Il deserto dei Tartari- D.Buzzati

la solitudine

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La petite promenade du poète

Dino Campana

Me ne vado per le strade

Strette oscure e misteriose:

Vedo dietro le vetrate

Affacciarsi Gemme e Rose.

Dalle scale misteriose

C’è chi scende brancolando:

Dietro i vetri rilucenti

Stan le ciane commentando.

 

La stradina è solitaria:

Non c’è un cane: qualche stella

Nella notte sopra i tetti:

E la notte mi par bella.
E cammino poveretto

Nella notte fantasiosa,

Pur mi sento nella bocca

La saliva disgustosa. Via dal tanfo

Via dal tanfo e per le strade

E cammina e via cammina,

Già le case son più rade.

Trovo l’erba: mi ci stendo

A conciarmi come un cane:

Da lontano un ubriaco

Canta amore alle persiane

riflessioni d’autore

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Oggi, questo mondo e l’umanita’ hanno raggiunto un tale grado di ottusita’, che un essere umano come me non se li  puo’ permettere.  

T. Bernhard

dulcis in fundo: mirabili finali letterari

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                             L- LIBERTA’

« E ora fate ordine! » disse il custode; e il digiuna-

tore fu sotterrato insieme alla paglia. Nella gabbia fu

messa poi una giovane pantera. E vedere nella gab-

bia sì a lungo deserta dimenarsi quella fiera fu un sol-

lievo per tutti, anche per gli spettatori più ottusi.

Non le mancava nulla. Il cibo, che le piaceva, glielo

portavano senza tante storie i guardiani; non sembra-

va neppure che la belva rimpiangesse la libertà; quel

nobile corpo, perfetto e teso in ogni parte sin quasi

a scoppiarne, pareva portar con se anche la libertà;

sembrava celarsi in qualche punto della dentatura; e

la gioia di vivere emanava con tanta forza dalle fauci,

che agli spettatori non era facile resistervi.

Ma si dominavano, circondavano la gabbia  e non volevano saperne

di andar via.

 

                                                   Metamorfosi- Kafka

la grande poesia

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Peso (Mariano il 29 giugno 1916)

 

Quel contadino

si affida alla medaglia

di Sant’Antonio

e va leggero

 

Ma ben sola e nuda

senza miraggio

porto la mia anima.

G. Ungaretti

quarantesimo anniversario della morte di D. Buzzati

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      Un’immensa piazza dunque, con intorno un’infinità di case, questa è la vita; e in mezzo, gli uomini che trafficano fra di loro e nessuno mai riesce a conoscere le altre case; soltanto la propria e in genere male anche questa perché restano molti angoli bui….E la verità si trova soltanto nelle case e non fuori. Cosicché del restante genere umano non si sa mai niente.”

 D.Buzzati

 

la voce….

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la voce….

Ho bisogno di vederti
tutti i giorni vita mia.
Ho bisogno di sentire
quella dolce melodia
quella musica oppiata
che m’inebria e che mi nuoce
quella musica drogata
che mi piace…la tua voce.

Totò

riflessioni d’autore

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“Il numero di stupidaggini che una persona intelligente può dire in un giorno è incredibile”

André Gide 

in memoria…..

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Padre, se anche tu non fossi il mio
padre,
per te stesso, egualmente t’amerei.
Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno
che la prima viola sull’opposto
muro scopristi dalla tua finestra
e ce ne desti la novella allegro.
E subito la scala tolta in spalla
di casa uscisti e l’appoggiavi al muro.
Noi piccoli dai vetri si guardava.

E di quell’altra volta mi ricordo
che la sorella, bambinetta ancora,
per la casa inseguivi minacciando.
Ma raggiuntala che strillava forte
dalla paura, ti mancava il cuore:
t’eri visto rincorrere la tua
piccola figlia e, tutta spaventata,
tu vacillando l’attiravi al petto
e con carezze la ricoveravi
tra le tue braccia come per difenderla
da quel cattivo ch’eri tu di prima.

Padre, se anche tu non fossi il mio
padre…

Camillo Sbarbaro

regalo degli amici: i nostri meravigliosi dialetti

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Transit Medina 

 

‘A voce,
pe’ quanta quequera, abbrucata,
squillante, acuta, aveta o vascia:

‘a voce,
lenta o frettella, sciuliarella o ndruppecosa
cavera e pure ‘nu tantillo freddigliosa;

‘a voce,
zompa e vola e s’appoja dint’a ll’ aria
comm’a ‘nu cardillo ‘nnammurato a morte;

‘a voce,
nasce ‘mpietto e vene, nun te scurdà,
sempe ‘a nfunn’o mare,

‘a voce,
mò è gelusia, mò è odio, mò è pecundria,
e mò, alleria e ammore;

‘a voce,
tene ddoje belli scelle, guardala, comme vola,
ma, ‘a surgente, ‘o rispiro ca scioscia,

saglie ‘a llà:
saglie currenno comm’a nu criature,
saglie ‘a dint’o core ‘a voce.

 TonDel’12

‘’Lu panaru ti la terra mia’’

Cala abbasciu lu panaru
e tirulu cu ‘nu ‘mbili ti l’acquaru .

Cala lu panaru vacanti
e tirulu cu aulii e uegghiu ti li santi.

Cala prestu lu panaru tua
e tirulu chinu ti mieru ti la megghiu ua.

Calalu, ci lu vuei chinu
Ti nu saccu ti farina ti lu mulinu.

Calalu e tirulu ,fucendu fucendu , e ‘così sia ‘
e ‘nci truevi pani ,amori e fantasia.

Quisti so cosi ca no ponnu spittari.

in memoria

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GIORGIO CAPRONI (1912-1990)

da Il franco cacciatore

 

Atque in perpetuum, frater…
Quanto inverno, quanta
neve ho attraversato, Piero,
per venirti a trovare.
Cosa mi ha accolto?
Il gelo
della tua morte, e tutta
tutta quella neve bianca
di febbraio – il nero
della tua fossa.
Ho anch’io
detto le mie preghiere
di rito.
Ma solo,
Piero, per dirti addio
e addio per sempre, io
che in te avevo il solo e vero
amico, fratello mio.

riflessioni d’autore

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«Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l’intero paese, che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto ( … ) i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un “uomo che consuma”, ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo,»

 (in Acculturazione e acculturazione, sul Corriere della sera del 9 dicembre 1973),

 P.P. Pasolini

a mia madre

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La madre

E il cuore quando d’un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d’ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.
In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.
Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.
E solo quando m’avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.
Ricorderai d’avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.

G. Ungaretti

anniversari

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Il gelsomino notturno

E s’aprono i fiori notturni,
nell’ora che penso a’ miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari.

Da un pezzo si tacquero i gridi:
là sola una casa bisbiglia.
Sotto l’ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.

Dai calici aperti si esala
l’odore di fragole rosse.
Splende un lume là nella sala.
Nasce l’erba sopra le fosse.

Un’ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle.
La Chioccetta per l’aia azzurra
va col suo pigolìo di stelle.

Per tutta la notte s’esala
l’odore che passa col vento.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s’è spento…

È l’alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
dentro l’urna molle e segreta,
non so che felicità nuova.

G. Pascoli

riflessioni d’autore

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“Se incontrerai qualcuno persuaso di sapere tutto e di essere capace di fare tutto, non potrai sbagliare, costui è un imbecille”

 Confucio

La vecchiaia

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  da  NOTTURNO IN TRAM A BERLINO
di

Nazim Hikmet

Berlino, ottobre 1961

La vecchiaia la solitudine e io e poi una malinconia tutti
e quattro camminiamo fianco a fianco senza parlarci

ciascuno cammina solo ma siamo l’uno a fianco dell’altro

che cosa non avremmo dato gli uni e gli altri per non sentire
il rumore dei passi gli uni degli altri

dentro di noi abbiamo pietà imprechiamo gli uni contro
gli altri ma ci amiamo perchè non crediamo gli uni negli altri

che cosa non avremmo dato per arrivare a un incrocio e infilare presto
quattro strade diverse ma non so se uno di noi morisse se quelli che restano sarebbero contenti

la vecchiaia la solitudine e io e poi una malinconia tutti e
quattro camminiamo fianco a fianco

Anniversari

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Ti ricordi la sera che i due si baciavano ,

 e tu solo ?

Chopin discese dalle mansarde di Dio

Ti colpì per sempre alla nuca

facendoti grande e felice 

 

Dino Buzzati- Poema a fumetti   

 

 

 

lo spazio degli amici

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Andar via.
Rimanere, morire. Morire?
Chi di me, chi di te, chi di voi?

Si muore, nello scivola la corrente.
Si muore chi di noi tutti.
Decidere. Decidere?

Sospendersi nei passi del sole la notte.
Decidere l’incolmabile, reiterare l’anima nell’abisso.
L’accaduto di adesso storia di archi e colonne, la storia.

Il pane, le scarpe, i geloni, le suole lisce, il buco al centro,
Alberto, Teresa o un altro nome, il nero nel muro, latte e coperte,
e il soffitto basso, ballando i lenti senza guardare le stelle.

Il cuscino e le lenzuola.
Il bacio della buonanotte mai dato nella scatola dell’innocenza.
Una chiandella e una sciammeria, sarebbe a dire una toccata e fuga,

rubata alla confusione, all’ammuina, al silenzio cantatore, al tradimento
del sangue che sbatte, all’amore solo come gelosia, alla nostalgia di niente.
Morire.

Morire? Vivere.
Rubare senza rubare. Vivere?
E’ questo, forse, morire.

La luce svestita di orpelli di rughe; discinta, lasciva.
La pioggia sgrava acquerelli forti.
La vita altoforno a grappoli;

e sorbole ‘nzuarate:
in italiano nun saccio ancora
comme sfaccimmo si dice.

‘Nu poeta è pure chesto.
E’ dint’a sfaticatezza ca se mmusura
ll’ammore p’a vita: il cottimista d’e pparole.

E mai a guadagnare ‘na cusarella ‘e sorde.
Disperato era ll’ammore e disperato adda murì,
come vento, la polvere avrà i tuoi occhi.

Transit Medina
Sponde del Mediterraneo

quarantesimo anniversario della morte di D. Buzzati

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Uno dei più bei finali della nostra letteratura

No, non pensarci Drogo, adesso basta tormentarsi, il più ormai è stato fatto. Anche se ti assaliranno i dolori, anche se non ci saranno più le musiche a consolarti e invece di questa bellissima notte verranno nebbie fetide, il conto tornerà lo stesso. Il più è stato fatto, non ti possono più defraudare.

La camera si è riempita di buio, solo con grande fatica si può distinguere il biancore del letto, e tutto il resto è nero. Fra poco dovrebbe levarsi la luna.

Farà in tempo, Drogo, a vederla o dovrà andarsene prima? La porta della camera palpita con uno scricchiolio leggero: Forse è un soffio di vento, un semplice risucchio d’aria di queste inquiete notti di primavera. Forse è lei che è entrata, con passo silenzioso e adesso sta avvicinandosi alla poltrona di Drogo. Facendosi forza, Giovanni raddrizza con una mano il colletto dell’uniforme, dà ancora uno sguardo fuori dalla finestra, una bravissima occhiata, per l’ultima sua porzione di stelle. Poi nel buio, benché nessuno lo veda, sorride.

                        Il deserto dei Tartari- D.Buzzati

inverno…dentro e fuori

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Sono qui ad aspettarti
Angelo Maria Ripellino


Sono qui ad aspettarti. E mi pare 
di attendere invano il ritorno del corvo. 
Dubito che si possa rischiarare 
questa nostra epoca torbida. 

Ti immagino dentro un teatrino muffito, 
in un’accigliata cantina. 
Non vorrei rivederti avvizzita, 
avvolta di naftalina. 

Torna giovane. Mi vestirò di pervinca, 
balleremo un’intera estate 
uno struggente valzer di Glinka, 
come in vaporose stagioni passate. 

Ma ora cade la neve. Sono già cinquant’anni 
che cade sulla nostra vita. Ed è tetro il domani. 
A parte le angustie e gli affanni, 
mi sento ridicolo come un parrucchiere per cani. 

Ma affrettati, affrettati nella città del tuo sogno. 
Molti ti pensano con malinconia. Ed io ti aspetto. 
Siamo ancora vivi e ci assilla un bisogno 
di gioia, di calore, di affetto. 

Spargi ancora a profusione 
su di me i gigli pallidi 
grandi gigli dei tuoi canti 
rose rosse dei tuoi valzer.

E il respiro intessi greve del tuo amore 
che appassendo dà profumo 
e del tuo orgoglio 
garofani di fuoco flessuosi. 

il verso

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Non ho mai scritto il verso

Non ho mai scritto il verso
che per tutta la vita
ho sognato di scrivere.

E non ho mai saputo
il vero puro timbro
della mia voce.

Di sorprenderla ogni giorno m’illudo
in attimi di grazia
immacolata come l’alba
prima del mondo.

Dalla mia lingua muta
parla una voce
che non conosco.

Bino Rebellato

riflessioni d’autore

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Chi non ha mai pianto sul suo pane,
chi non ha mai passato nel letto
notti angosciose fra le lacrime,
non vi conosce, voi potenze del cielo!

Voi ci iniziate alla vita, fate
che il misero incorra in colpa,
poi al tormento lo consegnate:
perche ogni fallo sulla terra si sconta.

W.Goethe

riflessioni d’autore

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N. Ginzburg

da: Pietà universale

Penso che la peggiore disgrazia che sia successa
oggi agli uomini, sia il trovare così difficile identi-
ficare, nei fatti che accadono, le vittime e gli op-
pressori. Dinanzi a ogni fatto che accade, sia esso
privato o pubblico, il nostro pensiero insegue di-
speratamente per un poco le cause che l’hanno de-
terminato e gli eventuali colpevoli, ma infine si
arresta sgomento sembrandogli le cause innumere-
voli e la realtà troppo tortuosa e complessa per il
giudizio umano. Abbiamo scoperto che ogni fatto,
sia privato che pubblico, non può essere pensato e
giudicato isolatamente perché, scavando in profon-
dità, si stendono sotto di esso infinite diramazioni
di altri fatti che l’hanno preceduto e che ne sono
l’origine. In un simile labirinto sotterraneo, rintrac-
ciare i colpevoli e gli innocenti appare un’impresa
disperata. La verità sembra saltare da un punto
all’altro, sgusciare e guizzare nell’ombra come un
pesce o un topo.

cos’è la poesia? un invito a rispondere

Inserito il

La poesia è notizia che rimane notizia, novità che resta nuova

Ezra Pound.

 

La mia poesia è alacre come il fuoco
trascorre tra le mie dita come un rosario
Non prego perché sono un poeta della sventura
che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,
sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida,
sono il poeta che canta e non trova parole,
sono la paglia arida sopra cui batte il suono,
sono la ninnanànna che fa piangere i figli,
sono la vanagloria che si lascia cadere,
il manto di metallo di una lunga preghiera
del passato cordoglio che non vede la luce.

Alda Merini, da “La volpe e il sipario”

 

La poesia NON deve magari raccontare una storia che ha una parte centrale e una fine, ma pure deve muoversi, mantenere un passo vivace, emettere scintille. Può muoversi in qualsiasi direzione: indietro nel tempo..nel futuro più remoto, oppure deviare per qualche sentiero non battuto…Ma non è mai statica: si muove…”

R.CARVER

 

 

 

 

«C’è sempre una stessa domanda che ritorna nella mia poesia : è la ricerca di un’armonia che congiunga il frammentario, l’occasionale, con ciò che occasionale non è, con il tutto, con il durevole. È un confronto continuo tra le sollecitazioni del presente e la trascendenza dei fini. (…) Per me la poesia è un pensiero costante, un tesoro interno che ogni giorno, inconsapevolmente, raccolgo. Poi le emozioni, in un preciso momento, prendono forma entrando in una struttura. È l’istante in cui il poeta sta “sulle ginocchia degli dei”».

Mario Luzi

 

e voi cosa pensate che sia?

ecco la vostra..poesia

Inserito il

la Poesia è respiro d’anima cucito negli orli del tempo

Blue

 

I versi frequentano i versi.Oh, che orrore nell’anima; quanta nausea nelle mani; e, una scandalosa repulsione di indifferenza sostanziale.

 

I versi, viziati come sono, si tengono lontani da
analfabeti e ignoranti sia dello scrivere sia dell’anima prezzolata all’assassinio e alla paura.

 

Eppure, a naso e a ragione e se vogliamo anche razionalmente, non dovrebbe essere così come in uno specchio che non distingue l’assenza dalla presenza.

 

I versi non sono dio, nemmeno il diavolo, la famosa coppia duale del tempio tuttora presente ammucchiata in parlento: finanza, potere,denaro.

 

E poi i soliti versi dei soliti clandestini:
(camorre)dei(i mercati)e delle(le lobby)dei(poteri forti)le(bande)organizzate delle(massonerie)e i

 

(servizi segreti, sezione illegale dei servizi deviati ufficiali con nome e cognome di ministri della difesa e i generali di tutte le armi.

 

venduti versi così come autoblu, gli aerei della morte,i ricchi i ricchi, mafie le mafie, gli operai gli operai,i silos i silos, i disoccupati, il modem.

 

I versi non sono legna. I versi non sono scarpe, pantaloni e cappotto. I versi negli occhi. I versi non sono cotognata, bicicletta e neanche tombola.

 

I versi sono mattoni che costruiscono parole e frasi. Mettere insieme i mattoni è dura, ma la poesia e i poeti preferiscono caverne e miniere.

 

Un modo per dire che il verso scrive e riscrive. la poesia guarda in faccia chiunque. La poesia si nutre di cadaveri, egoismo, assassinio, tradimento.

 

La poesia nasce infanzia della terra e dell’uomo. Intorno ai sette, nove, quattro anni nell’acqua
risuona la carezza il calore arrotato di umidità.

transit medina

 

profezie sempre nuove

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Ma egli sapeva tuttavia che questa cronaca non poteva essere la cronaca della vittoria definitiva; non poteva essere che la testimonianza di quello che si era dovuto compiere e che, certamente, avrebbero ancora dovuto compiere, contro il terrore e la sua instancabile arma, nonostante i loro strazi personali, tutti gli uomini che non potendo essere santi e rifiutandosi di essere i flagelli, si sforzavano di essere dei medici. Ascoltando infatti, i gridi di allegria che salivano dalla città, Rieux ricordava che quell’allegria era sempre minacciata: lui sapeva quello che ignorava la folla, e che si può leggere nei libri, ossia che il bacillo della peste non muore né scompare mai, che può restare per decine di anni addormentato nei mobili e nella biancheria, che aspetta pazientemente nelle camere, nelle cantine, nelle valigie, nei fazzoletti e nelle cartacce e che forse verrebbe giorno in cui, per sventura e insegnamento degli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi topi per mandarli a morire in una città felice.

                                            La peste – A. Camus

profezie sempre nuove

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“Fra trent’anni l’Italia sarà non come l’avranno fatta i governi, ma come l’avrà fatta la televisione”.

E. Flaiano

sui libri….

Inserito il

I libri hanno gli stessi nemici dell’uomo: il fuoco, l’umidità, il tempo e il proprio contenuto”

Paul Valery

sognando la primavera

dedicato a tutti coloro che soffrono a causa di questo maledettissimo tempo….e per ricordare stagioni lontane

 Il Primo Giorno Di Primavera

Dik Dik

E’ quasi giorno ormai
e non ho tra le braccia
che il ricordo di te
ma è tardi
devo correre
non c’è tempo per piangere
Salgo sopra un autobus
mentre guardo la gente
mi domando perchè
mi sembrano
tante nuvole
che nascondono te
E’ il primo giorno di primavera
ma per me
è solo il giorno
che ho perso te
Qui in mezzo al traffico
c’è un pezzetto di verde
ed io mi chiedo perchè
mentre nasce una primula
sto morendo per te
E’ il primo giorno di primavera
ma per me
è solo il giorno
che ho perso te
mentre nasce una primula
sto morendo per te
per te

no…non sarà S. Valentino, per tanti

da: Inviti superflui

di Dino Buzzati

Vorrei che tu venissi da me in una sera d’inverno e,

stretti insieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle

strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle fa-

vole, dove si visse insieme senza saperlo. Per gli stessi sen-

 tieri fata  passammo infatti tu ed io, con passi timidi, in-

sieme andammo attraverso le foreste piene di lupi, e i me-

desimi genii ci spiavano dai ciuffi di muschio sospesi alle

torri, tra svolazzare di corvi. Insieme, senza saperlo, di là

forse guardammo entrambi verso la vita misteriosa, che ci

aspettava. Ivi palpitarono in noi per la prima volta pazzi

e teneri desideri. “Ti ricordi? ” ci diremo l’un l’altro, strin-

gendoci dolcemente, nella calda stanza, e tu mi sorriderai

fiduciosa mentre fuori daran tetro suono le lamiere scosse

dal vento. Ma tu -ora mi ricordo -non conosci le favole

 antiche dei re senza nome, degli orchi e dei giardini stre-

 gati. Mai passasti, rapita, sotto gli alberi magici che par-

lano con voce umana, né battesti mai  alla porta del ca-

stello deserto, né camminasti nella notte verso il lume lon-

tano lontano, né ti addormentasti sotto le stelle d’Oriente,

cullata da piroga sacra. Dietro i vetri, nella sera d’inverno,

 probabilmente noi. rimarremo muti, io perdendomi. nelle

 favole morte, tu in altre cure a me ignote. lo chiederei

 ”Ti ricordi?”, ma tu non ricorderesti.

Arteinsieme

grazie a Renzo Montagnoli per avermi ospitata!

http://www.arteinsieme.net/renzo/index.php?m=81&det=9577

riflessioni d’autore

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«Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l’intero paese, che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto ( … ) i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un “uomo che consuma”, ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo,»

 (in Acculturazione e acculturazione, sul Corriere della sera del 9 dicembre 1973),

 P.P. Pasolini

l’importanza di un’ombra

“ Immagini di percorrere una tranquilla via di pro-
 vincia in un caldo pomeriggio di agosto. La via è
divisa in due dalla linea che separa l’ombra dal sole. .
 Lei cammina sul marciapiede inondato di luce e la
sua ombra procede con lei, quasi al suo fianco; la vede spezzata in due dall’angolo che i muri bianchi delle case formano col marciapiede.
Continui a lavorare di fantasia… Faccia uno sforzo… A un tratto, l’ombra che l’accompagnava scompare…
Non si sposta, né passa alle sue spalle perchè lei ha cambiato direzione. Ho detto proprio così: scompare.
E improvvisamente lei si trova per la strada senza
la sua ombra. Si volta e non la trova; si guarda i piedi
e li vede emergere da una pozza di luce.
Sull’altro lato della via le case danno sempre la
loro fresca ombra. Passano due uomini che chiac-
chierano tranquillamente e le loro ombre li precedo-
no allo stesso ritmo, facendo i medesimi gesti.
Ecco un cane sul bordo del marciapiede: anche lui
ha la sua ombra.
 Allora lei si tocca, e si sente sotto le mani un corpo
 che ha la consistenza degli altri giorni. Affretta il
passo e poi si ferma di colpo, con la speranza di
ritrovare la sua ombra. Si mette a correre: niente,
sempre niente. Fa dietrofront e sul lastricato lucido
del marciapiede non c’è nessuna macchia scura.
Il mondo è pieno di ombre rassicuranti. Quella
della chiesa basta a coprire gran parte della piazza,
dove qualche vecchio sta prendendo il fresco.
Lei non sta sognando. Non ha più la sua ombra e
allora si rivolge disperato a un passante.
« Scusi, signore… ».
Quello si ferma e la guarda: vuol dire che lei esi-
ste, anche se ha perduto la sua ombra. Il passante
aspetta che gli dica che cosa vuole da lui.
« Quella laggiù è la piazza del mercato, vero? ».
Lui la prende per uno squinternato o per uno
straniero.
 Riesce a concepire l’angoscia di vagare da solo,
senza ombra, in un mondo in cui tutti ce l’hanno?”

G. Simenon- Lettera al mio giudice 

occhi

 

Occhi

Luci belle e spietate,
gli sguardi che girate
o di sdegno o d’amor son sempre eguali:
omicidi e mortali;
perché s’altrui mirate
colme d’ira e d’orgoglio
uccidete d’affanno e di cordoglio,
e se pietose ancor vi rivolgete
di dolcezza uccidete.

G.B. Marino


MIRACOLOSI ARTISTI DELLA VOCE

(Sette/Corriere della Sera)

Un doppiatore è capace di far diventare grande interprete anche un cane. La lista dei grandi maestri italiani del doppiaggio è illustre e numerosa. Si tratta di artisti della voce (e spesso di straordinari attori di professione), capaci di caratterizzare, e a volte di moltiplicare, l’espressività dei personaggi che interpretano. Oggi non saremmo capaci di godere Walter Matthau, Robert De Niro, Marlon Brando, Woodie Allen, Stanlio e Ollio, Kirk Douglas e tutte le grandi star internazionali senza la voce dei loro doppiatori. li talento mimetico di questi artisti del suono è semplicemente miraacoloso. Per non dire della folta costellazione di voci date ai fantastici personaggi dei cartoons o a bambini e a extraterrestri. I nostri doppiatori sono talmente bravi che per tanti anni hanno fatto parlare anche personaggi italiani, soprattutto quando i registi prendevano attori dalla strada: facce perfette al ruolo, ma voci impossibili da ascoltare. Per questa ragione si sono sentiti “offesi” gli attori veri, i quali si vedevano sottrarre lavoro da gente che non era del mestiere, volti fotogenici ma senza scuola. Nasce quindi, come vincolo estetico, con giustificazioni a metà artistiche e a metà sindacali, il rispetto dell’equazione voce-volto. Nasce anche da noi, come in molti Paesi stranieri, la “presa diretta”, cioè la voce dell’attore registrata nell’atto di recitare, durante le riprese. Su questa questione non si finisce ancora di dibattere. La verità è che se un regista fosse stato obbligato sempre alla presa diretta, non sarebbe mai esistito un immenso regista come Fellini. che spesso ai suoi interpreti faceva recitare numeri. che poi trasformava in battute durante il doppiaggio.

ecco un documento che è molto richiesto dagli studenti, e che farà riflettere gli adulti

Testamento di poeta: Luigi Pirandello

I.- Sia lasciata passare in silenzio la mia morte. Agli amici, ai nemici preghiera, non che di parlare sui giornali, ma di non farne pur cenno. Né annunzii né partecipazioni. II.- Morto, non mi si vesta. Mi s’ avvolga nudo, in un lenzuolo. E niente fiori sul letto e nessun cero acceso. III.- Carro d’infima classe, quello dei poveri. Nudo. E nessuno m’accompagni, né parenti, né amici. Il carro, il cavallo, il cocchiere e basta. IV.- Bruciatemi. E il mio corpo, appena arso, sia lasciato disperdere; perché niente, neppure la cenere vorrei avanzasse di me. Ma se questo non si può fare sia l’urna cineraria portata in Sicilia e murata in qualche rozza pietra nella campagna di Girgenti, dove nacqui.

verso l’otto marzo

La ballata delle donne,

E. Sanguineti. 

 

Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l’umano
la mia compagna, ti prendo per mano.

riflessioni d’autore

Inserito il

Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio
delle Università) il culo. Io no, amici.
Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati
(benissimo) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccoloborghesi, amici.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.

P.P. Pasolini

Omaggio a Dalla, con il testo di una delle sue più belle canzoni

Inserito il

Caruso

L. Dalla

Qui dove il mare luccica e tira forte il vento
su una vecchia terrazza davanti al golfo di Surriento
un uomo abbraccia una ragazza dopo che aveva pianto
poi si schiarisce la voce e ricomincia il canto.

Te voglio bene assaje
ma tanto, tanto bene sai
è una catena ormai
che scioglie il sangue dint’e vene sai.

Vide le luci in mezzo al mare
pensò alle notti là in America
ma erano solo le lampare e la bianca scia di un’elica

sentì il dolore nella musica, si alzò dal pianoforte
ma quando vide la luna uscire da una nuvola
gli sembrò più dolce anche la morte

guardò negli occhi la ragazza, quegli occhi verdi come il mare
poi all’improvviso uscì una lacrima e lui credette di affogare.

Te voglio bene assaje
ma tanto tanto bene sai
è una catena ormai
che scioglie il sangue dint’e vene sai.

Potenza della lirica dove ogni dramma è un falso
che con un po’ di trucco e con la mimica puoi diventare un altro
ma due occhi che ti guardano, così vicini e veri
ti fan scordare le parole, confondono i pensieri

così diventa tutto piccolo, anche le notti là in America
ti volti e vedi la tua vita come la scia di un’elica

ma sì, è la vita che finisce ma lui non ci pensò poi tanto
anzi si sentiva già felice e ricominciò il suo canto.

Te voglio bene assaje
ma tanto tanto bene sai
è una catena ormai
che scioglie il sangue dint’e vene sai

consiglio

Inserito il

Affrettiamoci ad amare gli uomini se ne vanno così presto
e dopo di loro rimangono le scarpe e un telefono muto
solo ciò che importa poco si trascina come una vacca
quello che importa molto avviene all’improvviso
poi un silenzio normale quindi del tutto insopportabile
come una purezza nata semplicemente dalla disperazione
quando pensiamo a qualcuno rimanendo senza di lui

 

Non essere certo di aver tempo poiché la certezza è incerta
ci toglie la sensibilità così come ogni felicità
arriva simultaneamente come il pathos e l’humor
come due passioni sempre più deboli di una sola
e se ne vanno da qui così veloci tacciono come il tordo in luglio
come un suono un po’ maldestro oppure come un inchino secco
chiudono gli occhi per vedere davvero
nonostante nascere sia un rischio maggiore del morire
amiamo sempre troppo poco e sempre troppo tardi

 

Non scriverne troppo spesso ma scrivilo una volta per sempre
e sarai come un delfino mite e forte

 

Affrettiamoci ad amare gli uomini se ne vanno così presto
e quelli che non se ne vanno non sempre ritornano
e parlando dell’amore non si sa mai
se il primo sia l’ultimo o l’ultimo sia il primo

 

Jan Twardowski

verso l’8 marzo: per una volta scrivo io

Inserito il

La donna è soltanto

quello  che manca all’uomo:

costola inutile

tolta da un luogo oscuro.

 

Soltanto

divina eruzione di vita,

angelica cura alla morte,

bruciante forza vendicatrice

 

Tutto ciò che resta

è rimasto a lui

che desertifica la terra,

gioca a scacchi col cielo

 

E incendia gli ultimi brandelli

della storia comune.

 

M. Collina

verso l’8 marzo

Inserito il

Mettendo quindi via quei graziosi giri di frase tipicamente femminili, che gli uomini usano con condiscendenza per alleviare la nostra condizione di dipendenza e schiavitù, e sprezzando la vacua eleganza della mente, la sensibilità squisita e la gentile docilità dei modi, che si suppone siano i caratteri sessuali del sesso più debole, desidero dimostrare che l’eleganza è inferiore alla virtù, e che il primo fine di una lodevole ambizione è di acquisire il carattere di essere umano, indipendentemente dalle distinzioni di sesso, e che le idee secondarie andrebbero valutate in rapporto a tale affermazione di principio.

 

(Wollstonecraft M., I diritti delle donne,)

riflessioni d’autore

Inserito il

Cambiare il mondo non basta. Lo facciamo comunque.E, in larga misura, questo cambiamento avviene persino senza la nostra collaborazione. Nostro compito è anche interpretarlo. E ciò precisamente, per cambiare il cambiamento. Affinché il mondo non continui a cambiare senza di noi. E, alla fine, non si cambi in un mondo senza di noi.

Gunther Anders L’uomo è antiquato

auguri sorelle!

Inserito il

Amore e’ conoscenza.

E ora vi conosco
donne della mia vita
donne del mio paese,
donne del mondo

Ora
vi amo.

(Licia Badesi, “Alle donne”)

leggere

Inserito il

Leggete!

Leggete a voce alta e netta!

Leggete amici, a piena voce!

Leggete in modo che l’inferriata

Tremi e si spezzi.

 

Hikmet- Poesie

Lo spazio degli amici

Inserito il

Leggiamo!
Leggiamo come in sogno.
Leggiamo inseguiti dal dolore.

Leggiamo!
Leggiamo alla radice del sole, il sorriso.
Leggiamo con le scarpe nel fango.

Leggiamo!
Leggiamo il volo dell’uccellino.
Leggiamo con le catene ai piedi.

Leggiamo!
Leggiamo il cuore dall’avamposto interno.
Leggiamo la sgelata del sangue, unica appartenenza.

Leggiamo!
Leggiamo la via che porta alla nostra anima.
Leggiamo l’afasia delle mani febbrili.

Leggiamo!
Leggiamo il corpo sanguinante, il mutismo delle genti.
Leggiamo le autobiografie mai scritte, le poesie sputate nell’aria.

Leggimi di te. Leggimi di me. Leggimi il mondo nel cortile.
Leggiamo privi di coraggio. Leggiamo senza amore di conseguenza.
Leggiamo senza contropartita. Solo per il gusto di morire. E tornare a nascere.

Leggiamo!

Transit Medina
Sponde del Mediterraneo

a maggio, a Bologna, Margaret Collina legge: “Medea”

Inserito il

da “Medea” di Euripide

Tra l’altro la separazione è infamante per una donna e di ripudiare un marito neanche se ne parla. E poi, una donna che entra in un nuovo ambiente, dove esistono norme e abitudini diverse, deve essere un’indovina – certo non lo ha imparato a casa – per sapere con che compagno dovrà passare le sue notti. Mettiamo che i nostri sforzi vadano a buon fine, che lo sposo sopporti di buon grado il giogo del matrimonio: allora sì che l’esistenza è invidiabile. Ma in caso contrario, è meglio morire. Un uomo, quando è stanco di starsene in famiglia, esce, evade dalla noia, si ritrova con amici e coetanei; noi donne, invece, siamo costrette ad avere sotto gli occhi sempre un’unica persona. Si blatera che conduciamo una vita priva di rischi, tra le mura domestiche, mentre i maschi vanno a battersi in guerra. Che assurdità!

Preferirei cento volte combattere che partorire una volta sola.

identità

Inserito il

Preservare la compiutezza delle cose

di Mark Strand

In un campo
io sono l’assenza
di campo.
E’
sempre così.
Ovunque io sia
io sono ciò che manca.

Quando cammino
fendo l’aria
e sempre
l’aria rifluisca
a colmare gli spazi
in cui è stato il mio corpo.

Tutti abbiamo motivi
per muoverci.
Io mi muovo
per preservare la compiutezza delle cose.

i nostri amici

Inserito il

I miei amici
non mi cercano, non m’invitano a pranzo,
non mi telefonano mai;
non mi mandano auguri per Natale
ma sono miei amici.

Non mi fanno regali,
non m’aiutano a vivere
con raccomandazioni o altre cose;
ma mi aiutano a vivere
perché sono miei amici.

Noi non c’incontriamo in piscina,
non combiniamo le vacanze insieme,
non facciamo progetti di lavoro.
Non ci portiamo scambievolmente le sigarette
né la busta del latte
quando l’altro è ammalato;
n on ci raccontiamo i reumi e le tasse.

Non ci facciamo carezze d’amore
né di solidarietà
né di pietà.

Pure – bisogna dar credito
al prodigio; e la geometria
non è favola -
le nostre esistenze parallele
s’incontrano in un punto
all’infinito.

Marina Mariani

Auguri bimba!

Inserito il

MAFALDA COMPIE 50 ANNI: E NON LI DIMOSTRA

le persone che salvano il mondo

Inserito il

 

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva
Voltaire.

Chi è contento che sulla terra esista la
musica.

 Chi scopre con piacere una etimologia.

 Due impiegati che in un caffè del sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che premedita un colore e una forma.

 Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli
piace.

 Una donna e un uomo che leggono le terzine finali
di un certo canto.

Chi accarezza un animale
addormentato.

Chi giustifica o vuole giustificare un male
che gli hanno fatto.

 Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.

Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

Jorge Luis Borges

17 marzo, festa dell’unità d’Italia

Inserito il

“Tutt’altra Italia io sognavo nella mia vita”

 

Giuseppe Garibaldi- 1880

riflessioni d’autore

Inserito il

Lo spleen di Parigi- Baudelaire

I – LO STRANIERO
Dimmi, enigmatico uomo, chi ami di più? Tuo padre, tua madre, tua sorella o tuo fratello?
- Non ho né padre, né madre, né sorella, né fratello.
- I tuoi amici?
- Usate una parola il cui senso mi è rimasto fino ad oggi sconosciuto.
- La patria?
- Non so sotto quale latitudine si trovi.
- La bellezza?
- L’amerei volentieri, ma dea e immortale.
- L’oro?
- Lo odio come voi odiate Dio.
- Ma allora che cosa ami, meraviglioso straniero?
- Amo le nuvole… Le nuvole che passano… laggiù… Le meravigliose nuvole!

 

19 marzo

Inserito il

Semplice

di Raymond Carver

Uno squarcio tra le nubi. L’azzurrino
profilo dei monti.
Il giallo cupo dei campi.
Il fiume nero. Che ci faccio qui,
solo e pieno di rimorsi?

Continuo a mangiare come niente dalla ciotola
di lamponi. Se fossi morto,
rammento a me stesso, ora non
li mangerei. Non è così semplice.
Anzi, no, è semplicissimo.

 

le donne urlano in silenzio

Inserito il

MABEL OSBORNE

Spoon River

E.L.Master

I tuoi fiori rossi tra le foglie verdi
appassiscono, bellissimo geranio!
Ma tu non chiedi acqua.
Tu non puoi parlare! Non occorre che parli—
tutti sanno che stai morendo di sete,
ma non ti danno l’acqua!
Passano oltre e dicono:
«Il geranio ha bisogno d’acqua».
E io, che avevo felicità da spartire
e desideravo spartire la tua felicità;
io che ti amavo, Spoon River,
e anelavo al tuo amore,
appassii sotto i tuoi occhi, Spoon River—
assetata, assetata,
muta per il pudore dell’anima di chiederti amore,
tu che sapevi e mi vedevi morire davanti a te,
come questo geranio che qualcuno ha piantato sopra di me,
e lascia morire.

 

riflessioni d’autore

Inserito il

E’ curioso vedere che quasi tutti gli uomini che valgono molto hanno maniere semplici e che, quasi sempre, le maniere semplici sono prese per un indizio di poco valore.

 G. Leopardi 

Tonino Guerra, un poeta mio conterraneo

Inserito il

Amarcord

Lo so, lo so, lo so
che un uomo, a 50 anni,
ha sempre le mani pulite
e io me le lavo due o tre volte al giorno
ma è quando mi vedo le mani sporche
che io mi ricordo di quando
ero ragazzo

T. Guerra

il leggistorie

Inserito il

 

Ivan Sirtori

Il leggistorie è anche un incantatore che sa trasformare dei simboli in suoni, emozioni e immagini. Un incantatore è simile ad uno stregone o ad un alchimista e come tale deve conoscere le tecniche della metamorfosi, perché gli aridi e morti segni d’inchiostro stampati sulle bianche pagine prendano vita e risuonino negli antri nascosti dell’animo dell’ascoltatore.

la poesia è….

Inserito il

 

Marco Polo scrive a Kublai Khan nel suo racconto-viaggio:
“Sono giunto in una grande città che gli abitanti chiamano, nella loro lingua, “Città della poesia”. Sui muri di tutti i palazzi sono affisse preziose pergamene: e ognuna riporta un testo poetico vergato in caratteri d’oro. I monumenti al centro delle piazze sono cubi di marmo, a volte piccoli, a volte molto grossi, su ogni faccia dei quali appaiono incise, ben visibili, le parole delle poesie più belle e più famose. Gli abitanti si fermano spesso a leggerle e poi, camminando, le ripetono fra sé e sé a voce alta, oppure le vanno recitando ad altre persone. Capita a volte di vedere dei capannelli di uomini intenti a leggere sui muri una poesia appena affissa; e qua e là è facile imbattersi in piccoli palchi, da dove un attore propone dei versi alla gente.
“Chissà come saranno onorati i poeti in questa città” ho detto all’uomo che mi conduceva lungo le strade e mi mostrava orgoglioso i monumenti e i palazzi che riportavano le poesie più belle. Lui mi ha guardato con meraviglia, come se volessi prenderlo in giro, e ha scosso energicamente la testa. “Ma niente affatto, mi ha detto, qui sarebbe vergognoso affermare di aver scritto anche soltanto un verso”.
Con la pazienza di chi parli ad un bambino, mi ha spiegato: “Le poesie vengono dagli dei. Gli uomini sono solo un tramite. Non lo sapete anche voi? Le poesie vengono scritte di nascosto e gli autori le attaccano furtivamente ai muri delle vie, badando bene a non farsi riconoscere. Se un pazzo sostenesse di essere l’autore di una poesia, dapprima verrebbe redarguito; poi, se insistesse, verrebbe multato e alla fine, se non si pentisse della sua follia, verrebbe esiliato”.
Ha aperto le braccia per indicare tutte le case e le vie intorno e mi ha detto con fierezza: “Tutte queste poesie che noi leggiamo e impariamo a memoria e veneriamo come parole divine, tutte queste poesie mi creda sono anonime”.”

I. Calvino

poesia

Inserito il

Senza bussare

di Attila Jozsef

 

Se ti vorrò bene, puoi entrare da me

senza bussare

ma rifletti a fondo,

ti farò stendere sul mio pagliericcio

paglia frusciante si respira con la polvere.

 

Ti porterò acqua fresca nella brocca

e prima che tu te ne vada pulirò le tue scarpe

qui nessuno ci disturba,

in pace puoi rattoppare curva le nostre cose.

Il silenzio è un gran silenzio, parlo anche a te se parlo

e se sei stanca ti puoi accomodare sulla mia unica sedia,

se fa caldo puoi toglierti sciarpa e colletto

se hai fame ti do della carta pulita per piatto

e se c’è dell’altro

lascia allora anche a me, pur io

sono sempre affamato.

 

Se ti vorrò bene, puoi entrare da me

senza bussare

ma rifletti a fondo,

mi dispiacerebbe se poi tu mi evitassi a lungo.

 

la lettura ad alta voce

Inserito il

Una parola è morta appena è pronunciata:
così qualcuno dice.
Io invece dico che comincia a vivere solo in quel momento.

Emily Dickinson

scherzare con le vocali

Inserito il

Frammento de “La lettera U (Manoscritto d’un pazzo, 1869)”

 I. Tarchetti

Ecco.
Io vi qui scrivo tutte le vocali:
a e i o u
Le vedete? Sono queste?
a e i o u
Ebbene?!
Ma non basta vederle.
Sentiamone ora il suono.
A-L’espressione della sincerità, della schiettezza, d’una sorpresa lieve, ma dolce.
E- La gentilezza, la tenerezza espressa tutta in un suono.
I- Che gioia! Che gioia viva e profonda!
O- Che sorpresa! Che meraviglia! Ma che sorpresa grata! Che schiettezza rozza, ma maschia in quella lettera!
Sentite ora l’U. Pronunciatelo. Traetelo fuori dai precordi più profondi, ma pronunciatelo bene: U! uh! uhh!! uhhh!!!
Non rabbrividite? Non tremate a questo suono? Non vi sentite il ruggito della fiera, il lamento che emette il dolore, tutte le voci della natura insofferente e agitata? Non comprendete che vi è qualche cosa d’infernale, di profondo, di tenebroso in quel suono?
Dio! che lettera terribile! che vocale spaventosa
!!”

allievi e artisti

Inserito il

Posto da oggi alcune poesie di miei allievi artisti.

 Luisa Bergamini, pittrice e scrittrice

 
NEVICATA D’ESTATE

I semi fioccosi
del pioppo
abbarbicati ai rami
del gelso
- nevicata d’estate -

Scorre di sotto il fiume.

Non ha fretta di mescolarsi
all’inquinamento
del mare.

ACQUERELLO

Lo scandire piatto dei secondi.

Le gocce di pioggia scavano
il solco e quivi scorrono.

Il muto silenzio inghiotte
il rombo lontano del locomotore.

Sprazzi di vita ciondolano
come questo tendone al vento.

Il cielo rappezzato di piombo
accoglie il volo delle prime rondini.

allievi e artisti

Inserito il

Alessandro Dall’Olio

“Non ho urla in me” di Alessandro Dall’Olio (LS Editore)

 

 

Ti lascio affamata

Ti lascio il respiro necessario

Mentre vorrei saziarti

Mentre vorrei toglierti il fiato

 

 

Eri avvolta in un abito più simile a un’idea che a un tessuto.

Senza maniche, senza collo, senza bottoni.

E io senza dubbi.

 

 

dammi il tempo

non avere fretta

dammi il tempo di diventarti mancanza

 

_

 

Mi hai sussurrato

che somiglio a un mazzo di fiori.

Spero non ti dispiaccia

se, invece, metto radici.

La domenica delle palme

Inserito il

da: La Domenica delle

 Palme

di Marino Moretti

(1885-1979)

 

Chinar la testa che vale?

E che val nova fermezza?

Io sento in me la stanchezza

del giorno domenicale,

 

mentre la madre mia buona

entra con passo furtivo

nella mia stanza e mi dona

un ramoscello d’ulivo…

Allievi e artisti

Inserito il

Mara Tugnoli

RONDINI

 

Volano in cerchio leggere,

fanno l’amore con l’aria tiepida.

Nel cielo celeste mattutino

vibrano e giocano sfrecciando

sopra e sotto i tetti delle casupole di periferia,

tra ciuffi d’acacia

e saldi ippocastani.

Incantevole dolcezza di primavera.

MARE

 

 

Mare salvami.

Puliscimi,

lavami.

Toglimi questo pesante fardello,

portami verso lidi sereni.

Illuminami,

lavami da questo penoso passato

lava la mia mente

dai pensieri cupi

rendimi candida

e senza rimpianti.

Lasciami nuda

Senza incrostazioni

Verso il mio futuro.

allievi e artisti

Inserito il

Rita Galbucci

Eri quella tutta bianca
la te dai denti sani
occhi allungati fuori campo
a cercare dietro a
un tuo angolo di vento.
Il cane perso in autostrada
sprovveduto al ciglio
con quella coda sempre
in vago movimento.
Cucciolata di notte e
latrati alla luna fredda
e freddo alla notte madre
e nicchia focolare ai figli.
E freddo alla sconosciuta
te tutta bianca
eri tua figlia.

allievi e artisti

Inserito il

Adriana Linaroli

Gemelli astrali
Così uguali, così diversi-
Troppo uguali , troppo diversi-
Non poteva funzionare-
A te tutti i frutti.-
A me solo i noccioli-
A te , benessere -
A me, malessere.
A te , serenità-
A me , inquietudine-
Tu, benevolmente estraneo-
Io, scontrosamente estranea-
Tu, ami nell’apparenza-
Io, amo nella sostanza -

e’ quasi pasqua….

Inserito il

“No, credere a Pasqua non e’
giusta fede:
troppo bello sei a Pasqua!
Fede vera
e’ al Venerdi’
Santo
quando Tu non c’eri
lassu’.
Quando non una eco
risponde
al suo grido
e a stento il Nulla
da’ forma
alla Tua assenza”.

David Maria Turoldo

riposo pasquale

Inserito il

BUONA PASQUA A TUTTI E A PRESTO

un ebook per tutti

Inserito il

Dulcis in fundo

mirabili finali letterari

di Margaret Collina

Questo libro è per tutti, anche perchè non l’ho scritto io, ma moltissimi grandi scrittori. Io mi sono limitata a raccogliere le ultime parole dei lori libri:

ogni giorno una “porzione” in base ad un ordine contenutistico/alfabetico

 

 

 

 

Molti si sono divertiti a giocare -in TV, sui giornali, e anche in qualche salotto “colto”- con gli “incipit letterari”, ed effettivamente qualcuno di essi è davvero speciale, indimenticabile, e magari da solo, vale la lettura del libro.

 

Nei finali però, è racchiusa spesso, quella che un tempo si definiva la “morale”, il messaggio che l’autore vuole trasmettere ai lettori. In altri ancora sono nascoste, massime, aforismi e splendide digressioni in molti campi dell’umano sapere.

 

In ogni caso, usando un paragone gastronomico, se gli “incipit” sono simili agli antipasti e ci indicano con discreta approssimazione la qualità delle portate successive, i finali sono equiparabili al dessert, cosicché, alla fine, è sempre con il gusto di quest’ultimo che ce ne andiamo dal ristorante…soddisfatti o meno.

                                A- AMORE

 

Qual è ‘l geomètra che tutto s’affige

per misurar lo cerchio, e non ritrova,

pensando, quel principio ond’elli indige,

 

tal era io a quella vista nova:

veder voleva come si convenne

l’imago al cerchio e come vi s’indova;

 

ma non eran da ciò le proprie penne:

se non che la mia mente fu percossa

da un fulgore in che sua voglia venne.

 

A l’alta fantasia qui mancò possa;

ma già volgeva il mio disio e ‘l velle,

sì come rota ch’igualmente è mossa,

 

l’amor che move il sole e l’altre stelle.

 

 

La Divina Commedia- Alighieri

Le Canzoni di Re Enzio- Pascoli nel centenario della morte

Inserito il

Aula Prodi- Bologna, lunedì 26 marzo ’12

Margaret Collina legge

dulcis in fundo

Inserito il

                          A-ADOLESCENZA

 

Così termina questa cronaca. Essendo in senso stretto la storia di un ragazzo, essa deve fermarsi qui; non potrebbe durare ancora molto senza diventare la storia di un uomo. Quando si scrive un romanzo sugli adulti, si sa con precisione dove bisogna fermarsi: cioè, con un matrimonio; ma quando si parla di ragazzi, ci si ferma dove si può.

Quasi tutti i personaggi incontrati in questo libro sono ancora vivi, stanno bene e sono felici. Un giorno, forse, potrà valer la pena di riprendere la storia dei più giovani, per vedere che razza di uomini e di donne sono diventati; perciò il partito più saggio sarà, per il momento, quello di non rivelare alcunché di questa parte delle loro vite.

 

                     Le avventure di Tom Sawyer. -M. Twain

la grande poesia

Inserito il

Mutevolezza

 P. Shelley

 

Il fiore che oggi sorride
domani morirà
ciò che desideriamo
durevole ci tenta e va
via. Che cosa e’ la gioia
del mondo? Un lampo che irride
alla notte, breve come la propria
luce.

La virtù come e’ fragile
l’amicizia come e’ rara
l’amore ci da’ una povera
felicità in cambio di orgoglio
e pena. Ma noi, benché cadano
subito, alla loro gioia sopravviviamo
e a tutto quello che diciamo
nostro.

Mentre i cieli sono azzurri e
di luce, mentre i fiori sono lieti
mentre gli occhi che prima
di sera cambieranno fanno sereno
il giorno, mentre ancora camminano
calme le ore, sogna tu, e dal tuo
sonno svegliati poi, per
piangere.

dulcis in fundo

Inserito il

                               A- ANIMA

 

 Fino all’ultimo istante, Adriano sarà stato amato d’amore umano.

Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del

corpo, ora t’appresti ascendere in luoghi incolori, ardui e

spogli, ove non avrai più gli sguardi consueti. Un istante ancora

guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non

vedremo mai più…Cerchiamo di entrare nella morte ad occhi aperti.

                              Memorie di Adriano- Yourcenaur

lo spazio degli amici- risposta a Shelley

Inserito il

Quella rosa

E’ già
appassita
quella rosa
muta, silenziosa,
indifferente
al sole
alle stelle,
rigogliosa
per mostrare
la sua fugace
bellezza.
Ha colmato solo
lo spazio
di un sorriso.
Al suo posto
un’altro fiore,
tra piccoli boccioli
timidi
in florescenza,
ignari
dell’amaro destino

Giovanna Nigris

 

Gli attori dell’amicizia, soggiogati dall’inerzia,
o dalla fuga, prima o poi, tradiscono.

Un sentimento forte e fragile:
viscerale, sconfina il cielo e, muore in volo.

Lo sparo che tira in ballo l’ Amore.
Il tradimento in agguato è dato dai sorrisi.

L’amore e il sesso,
lottano nel contrasto del sangue,

e almeno
una volta, sbancano la storia.

O ciò in cui si credeva. Furiosi,
i baci scottano.

E sulla via delle quattro stagioni,
i perduti sensi rubano dolore.

E i nuovi, con mazzi di rose,
e quelli andati, profumi troppo forti,

li riconosci dalle orme delle nuvole,
e dall ‘incidere felpato delle conchiglie.

Transit Medina

dulcis in fundo: mirabili finali letterari

Inserito il

 

                             B- IL BENE

 

Abbandona un campo in cui sarai fatalmente vinto; lascia da parte tutte queste aspirazioni estranee alla tua natura e rivolgiti al bene che ti è proprio. Qual è questo bene? E’ senza dubbio un animo casto e puro emulo di Dio, che tende a elevarsi al di sopra delle cose umane e si concentra tutto in se stesso. Tu sei un animo dotto di ragione. Qual’ è dunque il bene  a cui devi tendere? La perfetta ragione. Volgila verso la sua meta in modo che si sviluppi quanto più è possibile.

Non considerarti felice che il giorno in cui tutte le tue gioie nasceranno in te; quando alla vista di quegli oggetti che gli uomini cercano ad ogni costo di conseguire e di tenere bramosamente per sé, non troverai niente che ti sembri, non dico preferibile, ma nemmeno desiderabile. Eccoti una formula sintetica per misurare i tuoi progressi e per darti una coscienza della perfezione raggiunta: possiederai il tuo vero bene il giorno in cui capirai che gli uomini cosiddetti felici, sono i più infelici. Addio.

                             Lucio Anneo Seneca- Lettere a Lucilio

la grande poesia

Inserito il

Non chiederci la parola

 

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato

L’animo nostro informe, e a lettere di fuoco

Lo dichiari e risplenda come un croco

Perduto in mezzo a un polveroso prato.

 

Ah l’uomo che se ne va sicuro,

agli altri ed a se stesso amico,

e l’ombra sua non cura che la canicola

stampa sopra uno scalcinato muro!

 

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti ,

sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.

Codesto solo oggi possiamo dirti,

ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

E. Montale

dulcis in fundo

Inserito il

                             B- BUGIE

Arlecchino: Sta canzonetta l’ho imparada a memoria. Busie mai più, ma qualche volta, qualche spiritosa invenzion.

Dottore: Orsù, andiamo. Rosaura sposerà il signor Florindo, e il signor Ottavio darà la mano a Beatrice.

Ottavio: Saremo quattro persone felici, e godremo il frutto de’ nostri sinceri affetti. Ameremo noi sempre la bellissima verità, apprendendo dal nostro Bugiardo, che le bugie rendono l’uomo ridicolo, infedele, odiato da tutti; e che per non esser bugiardi, conviene parlar poco, apprezzare il vero, e pensare al fine.

 

 

                                                 Il bugiardo- Goldoni  

Leggere poesie

Inserito il

 

Chi

da una poesia

si aspetta la salvezza

dovrebbe  piuttosto

imparare

a leggere poesie.

 

Chi

da una poesia

non si aspetta alcuna salvezza

dovrebbe piuttosto

imparare

a leggere poesie

 

Erich Fried

 (E’ quel che è)

dulcis in fundo: mirabili finali letterari

Inserito il

                                C- CASTITA’

Adesso è ora di essere casti, è così bello essere casti, come se

fiume di acqua fredda scorresse nell’anima. Amo la casti-

ta che adesso scorre tra di noi. E come acqua fresca e pioggia.

Come fanno gli uomini a desiderare quei faticosi amoreggia-

 menti! Che pena essere come Don Giovanni, sempre incapaci

di raggiungere la pace scopando, con la fiammella accesa, im-

 potenti, incapaci di essere casti nei freddi intervalli, come sul-

la sponda di un fiume.

Bene, tante parole perchè non posso toccarti. Se potessi

dormire con le mie braccia intorno al tuo corpo, l’inchiostro

potrebbe restarsene nella bottiglia. Insieme potremmo essere

casti, proprio come insieme possiamo scopare. Ma dobbiamo

stare separati per un po’ di tempo, e penso che sia davvero il

modo più saggio. Se solo si potesse esserne sicuri.

Non importa, non importa, non ci agiteremo. Crediamo

davvero nella fiammella e nel dio senza nome che la proteg-

ge, perche non si spenga. Qui con me c’è tanta parte di te,

davvero, è un peccato che tu non ci sia tutta.

Non ti preoccupare di Sir Clifford. Se non hai sue notizie,

non importa. In realtà non ti può fare nulla. Aspetta, alla fi-

ne vorrà liberarsi di te, vorrà scacciarti. E se non lo farà, fare-

mo in modo di liberarci di lui. Ma lo farà. Alla fine vorrà

vomitarti come una cosa abominevole.

Ora non riesco nemmeno a smettere di scriverti.

Una gran parte di noi è insieme, però, e possiamo solo re-

starle fedeli, e dirigere il corso della nostra vita in modo da

incontrarci presto. John Thomas dà la buonanotte a Lady

Jane, un po’ ammosciato, ma con la speranza nel cuore.

                 L’amante di Lady Chatterly- David Lawrence  

narrare: riflessioni d’autore

Inserito il

“Era stata sua madre a introdurla per sempre nel mondo fantasmagorico del racconto verbale. A farle fissare l’attenzione lì, tra la bocca e il naso, dove la voce fa le capriole spargendo fiati leggeri e paure segrete. Lì dove la forza delle parole si fa carne, lì dove si scopre il terribile dolore della solitudine e la gioia della conquista dell’attenzione dell’altro.”

Dacia Maraini- Colomba

dulcis in fundo: mirabili finali letterari

Inserito il

                          D- DIVINITA’

Gott ist ein lautes Nichts, ihn ruhrt kein Nun noch Hier….mi inoltrerò presto in questo deserto amplissimo, perfettamente piano e incommensurabile, in cui il cuore veramente pio soccombe beato.

Sprofonderò nella tenebra divina, in un silenzio muto e in un’unione ineffabile, e in questo sprofondarsi andrà perduta ogni eguaglianza e ogni disuguaglianza, e in quell’abisso il mio spirito perderà se stesso, e non conoscerà né l’uguale né il disuguale né altro: e saranno dimenticate tutte le differenze, sarò nel fondamento semplice, nel deserto silenzioso dove mai si vide diversità, nell’intimo dove nessuno si trova nel proprio luogo. Cadrò nella divinità silenziosa e disabitata, dove non c’è opera né immagine.

Fa freddo nello scriptorium, Il pollice mi duole. Lascio questa scrittura, non so per chi, non so più intorno a che cosa: stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.

 

 

                                          Eco- Il nome della rosa.

la mia immagine pubblica

Inserito il

per chi vuole sapere di me tutte le cose che di solito non interessano a nessuno

http://margueritexalias.wordpress.com/

prosegue l’ebook per tutti: dulcis in fundo

Inserito il

                            D- IL DOPPIO

Questa è perciò l’ultima volta, a meno di un miracolo, che Jekyll può pensare i suoi pensieri o vedere il proprio volto (quanto tristemente alterato, ormai!) nello specchio. Né debbo aspettare troppo a concludere il mio scritto in quanto che, se il mio racconto è finora sfuggito alla distruzione, ciò è dovuto a una grande cautela sposata a una grande fortuna. Se i dolori del cambiamento mi cogliessero nell’atto di scriverlo, Hyde lo farebbe a pezzi; se invece sarà trascorso un certo lasso di tempo da quando l’avrò riposto, il suo straordinario egocentrismo e il fatto che si attenga alle cose del momento, sottrarranno ancora una volta il testo all’intervento del suo scimmiesco livore. E in verità il destino, che ci stringe ormai da presso entrambi, lo ha già mutato e piegato. Di qui a mezz’ora, quando avrò di nuovo e per sempre riassunto quell’odiata personalità, so già che mi troverò tremante e singhiozzante alla mia sedia, o continuerò, con l’orecchio teso in un parossismo di tensione e di paura, a camminare su e giù per questa stanza (l’estremo mio rifugio terreno), e a prestare ascolto a ogni rumore minaccioso. Morirà sulla forca, Hyde, o all’ultimo momento troverà il coraggio di liberarsi? Lo sa Dio; io non me ne curo; questa è l’ora della mia vera morte, e quello che seguirà riguarda un altro. A questo punto, nel posare la penna e nell’atto di sigillare la mia confessione, metto fine alla vita dell’infelice Henry Jekyll.

    LO STRANO CASO DEL DOTTOR JEKYLL E MISTER HYDE- Stevenson

la grande poesia

Inserito il

L’albatro

 

(Charles Baudelaire, Parigi 1821 – 1867 )

 

Sovente, per svago, uomini d’equipaggio

catturano albatri, vasti uccelli di mare,

che indolenti accompagnano nel viaggio

navi sfioranti gli abissi amari.

 

Deposto appena sulla tolda, ecco

il re dell’azzurro pieno di vergogna

e goffo, misero strascina come remi

accanto a lui le grandi ali bianche.

 

Eccolo inetto e inerme il viaggiatore alato!

Ridicolo e brutto, lui prima così bello!

E con la pipa uno viene a stuzzicargli il becco,

un altro zoppica imitando lui mutilato alato!

 

Principe dei nembi è come lui il Poeta,

abita la tempesta e dei dardi si fa beffe;

esule sulla terra tra lazzi e scherno,

gli vietano di avanzare le sue ali da gigante.

dulcis in fundo: mirabili finali letterari

Inserito il

                              E- ESPLOSIVI

Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.

 

                                      Svevo: La coscienza di Zeno

Pascoli: nel centenario della morte

Inserito il

Sogno

Per un attimo fui nel mio villaggio,
nella mia casa. Nulla era mutato.
Stanco tornavo, come da un viaggio;
stanco al mio padre, ai morti, ero tornato.
Sentivo una gran gioia, una gran pena;
una dolcezza ed un’angoscia muta.
- Mamma? – E’ là che ti scalda un po’ di cena. -
Povera mamma! e lei, non l’ho veduta.

Giovanni Pascoli

dulcis in fundo: segue

Inserito il

                              F-FELICITA’

V oglio contemplare ancora il mio cavaliere

che si dirige lentamente verso la carrozza.

Voglio assaporare il ritmo dei suoi passi: più

egli avanza, più questi rallentano. In questa

lentezza mi sembra di riconoscere un segno

di felicità.

Il cocchiere lo saluta; lui si ferma, si accosta

le dita al naso, poi sale, si siede, si rannicchia

in un angolo, allunga comodamente le gam-

be; la carrozza si avvia, e ben presto lui si ad-

dormenterà, poi si sveglierà, e per tutto que-

sto tempo si sforzerà di rimanere il più vicino

possibile a quella notte che, inesorabilmente,

fonde alla luce del sole.

Senza domani.

Senza pubblico.

Ti prego, amico mio, sii felice. Ho la vaga

impressione che dalla tua capacità di essere felice

dipenda la nostra unica speranza.

La carrozza è scomparsa nella nebbia e io accendo il motore.

 

Milan Kundera- La lentezza.

aspettando il 25 aprile

Inserito il
Ma che bella giornata di sole
Quanta gente per le strade muore
Quanti treni alla stazione
Ma per tornare a casa
E la chiamano liberazione
Questa giornata senza morti
Questo profumo di limoni
Dalle finestre aperte
E mio padre vivrà
Solo il sogno di questa terra
Perché quello che ha è ancora guerra.
E mia madre amerà
questo sogno di prigioniero
Perché quello che avrà è il mondo intero.
E’ una barca che naviga sulle onde del mare
Questo giorno di libertà
Tu non lasciarlo andare.
Questa terra sarà oggi e sempre nelle tue mani
Questo mondo vivrà nelle tue mani.
Oh, oh, oh?
Ma che bella giornata di sole
Questa giornata senza morti
Questo profumo di limoni
Giù nelle strade.

AntonelloVenditti

un epitaffio…mai scritto. B. Franklin

Inserito il

 

Franklin, un grande appassionato di libri, compose per la sua tomba un epitaffio (che purtroppo non fu usato).

 

Il corpo

di B. Franklin, stampatore, come la copertina di un vecchio libro le cui pagine sono state strappate,

e spogliate delle loro lettere e dorature, giace qui, cibo per i vermi.

Ma l’Opera non andrà perduta; perché essa, crediamo, riapparirà ancora una volta

in una nuova e più elegante edizione,. corretta e approvata

dall’ Autore.

dulcis in fundo: mirabili finali letterari

Inserito il

 

                                 F- FANGO

 

Azzurro e bianco del cielo mattino d’aprile sotto il fango è finita è fatta si spegne la scena resta vuota qualche animale poi si spegne niente più azzurro io resto qui laggiù a destra nel fango la mano si apre e si richiude il fatto che se ne vada è un aiuto mi rendo conto che sto ancora sorridendo non ne vale più la pena da tanto tempo la lingua esce di nuovo fuori va nel fango io resto così niente più sete la lingua rientra dentro la bocca si richiude deve fare una linea retta adesso è fatta ho fatto l’immagine.

 

Samuel Beckett, L’immagine

riflessioni d’autore

Inserito il

“L’ora è confusa, e noi come perduti

la viviamo…”

P.P. Pasolini

25 aprile

Inserito il

dedicata a tutti gli ingrati del mondo

Inserito il

Ingrati

 

 

Da voi esigo una lettera di scuse.

È un bisogno profondo

una ragione di vita

la rivoluzione del cuore che aspetto.

Da voi esigo una lettera di scuse.

Me la dovete

come io vi debbo il perdono.

Ma non vi perdonerò

se non la scriverete.

Da voi esigo una lettera di scuse.

Attendo il vostro cambiamento

la fine della voglia maligna

che vi opprime il cuore.

Se non mi scriverete:

“Scusa,

mi vergogno

perchè ho ricevuto

e non ho riconosciuto

neppure con un grazie,

tradendo ogni fiducia,

mentendo perfino a me stesso,

l’amore e il bene incondizionati

che mi sono stati dati”,

autorizzerò il mio cuore e il mio inconscio

a cancellarvi dal mio immaginario.

E da quello del mondo.

Infatti

il destino degli ingrati,

quello che essi meritano,

è l’oblio.

 

M. R. Parsi

dulcis in fundo: segue

Inserito il

                                   F-FEDE

 

«Questo nuovo sentimento non mi ha cambiato, non

mi ha reso felice, non mi ha rischiarato di colpo, come

sognavo; così come non lo ha fatto il sentimento per mio

figlio. Anche qui non c’è stata nessuna sorpresa. Si tratti

o no della fede -di preciso non so cosa sia -questo sen-

timento è entrato in me attraverso le sofferenze in modo

egualmente inavvertito e si è fermamente stabilito nella mia anima.

«Mi arrabbierò egualmente con il cocchiere Ivàn,

egualmente discuterò, esprimerò a sproposito i miei pen-

sieri, ci sarà sempre lo stesso muro fra il sacrario della mia

anima e gli altri, e petfino con mia moglie, la brontolerò

egualmente per lo spavento che ho provato, e ne sentirò

rimorso, egualmente non capirò con la ragione perche

prego e potrò pregare, ma ora la mia vita, tutta la mia vita,

qualunque cosa accada, in ogni suo momento, non solo

non è priva di senso come prima, ma ha un significato

sicuro che le deriva dal bene su cui io posso fondarla.»

 

                            Anna Karenina- I. Tolstoj

buon primo maggio a tutti

Inserito il

G. Arpino -
Il lavoro-


Il giorno del lavoro
è finito, i tram vanno sui ponti
e per le piazze hanno acceso i fanali.
Dopo otto ore di duri silenzi
in cui ognuno ha iniettato il meglio di sé,
tuttti sono liberi, chi fugge via, chi sosta
sul limitare del  marciapiede.
L’intera città, è traversata da uomini
con la borsa stretta sotto il braccio,
l’odore delle case si raccoglie e si spande
spinto dal buio vento della sera.

la grande poesia

Inserito il

L’ISOLA DEL LAGO D’INNISFREE

Io voglio alzarmi e andare, a Innisfree voglio  andare,

 e farmi una capanna di vimini e d’argilla:

nove filari a fave ci voglio e un alveare,

e vivere in quel capanno nella radura

solo.

E ci avrò un po’ di pace; la pace  che lenta scende

Cade dai veli del mattino dove giubila il grillo,

la notte è un balenio, mezzogiorno un

 

bagliore di porpora, e il fanello riga la

sera a volo.

 

Io voglio alzarmi e andare,

 

ché notte e giorno sento  acqua di lago

 

a voce bassa lambir la sponda ;

e mentre cammino per la strada maestra, 

 o su un grigio pavimento,

io la sento

nel profondo della mia anima io la sento

 W. B. Yeats

lettere d’autore

Inserito il

Lettera di Antonino Pio a Marco Frontone (a. 161 d.c.)

Maestro mio

mandami qualcosa da leggere che giudichi molto eloquente, di tuo, oppure di Catone o di Cicerone o di Sallustio o di Gracco o di qualche poeta, infatti ho bisogno di riposo, specialmente di questo tipo, una lettura che mi sollevi e mi rassereni dalle preoccupazioni che sono sopravvenute, se ne hai mandami anche qualche brano di Lucrezio o di Ennio, armonioso,  forte, e così con espressioni di stati d’animo.

dulcis in fundo: mirabili finali letterari

Inserito il

 

                           G- IL GIOCO

Basta essere almeno una volta nella vita cauto e paziente: ecco tutto! Basta, almeno una volta nella vita, dimostrare carattere e, in un’ora, posso cambiare il mio destino! L’essenziale è il carattere. Basta ricordare che cosa mi è accaduto in questo senso sette mesi fa a Roulettenburg prima della mia definitiva perdita!

Oh, quello fu un notevole caso di fermezza avevo allora perduto tutto, tutto… Esco dal Casino, guardo nella tasca del panciotto trovo ancora un gulden. “Ah, avrò dunque di che pranzare!” pensai ma, dopo aver fatto cento passi cambiai idea e tornai indietro.

Puntai quel gulden sul manque (quella volta ero fissato per il manque) e, in verità, c’è qualcosa di particolare nella sensazione che provi quando solo, in un paese straniero, lontano dalla patria e dagli amici, senza sapere che cosa mangerai oggi, punti l’ultimo, proprio l’ultimo, l’ultimissimo gulden! Vinsi e dopo dieci minuti uscii dal Casinò con centosettanta gulden in tasca.

E’ un fatto! Ecco che cosa può significare a volte l’ultimo gulden! E che cosa sarebbe accaduto se allora mi fossi perso d’animo, se non avessi avuto il coraggio di decidermi?

Domani, domani tutto finirà!

 

                                    Il giocatore – F. Dostoevskij

perché leggo

Inserito il

LEGGERE AD ALTA VOCE

 

Leggo per poter piangere

senza che il mio prossimo ne rida

 

Leggo a voce alta e piena

perché qualcuno ascolti e capisca

ciò che instancabile vado narrando.

 

Leggo altrui parole d’inchiostro

perché prendano forma di note

e mi sento un’artista allora, ammirata e compresa,

benché di solito appaia incomprensibile ai più.

 

Leggo e mi strazio,

e mi vesto della tunica della morte

perché la mia morte sia celebrata e susciti pena e rimpianto

e non mi curo di quando, morta davvero,

nessuno conoscerà il luogo della mia sepoltura.

 

Leggo perché ascoltino

l’anima d’altri fattasi verbo tra le mie labbra,

così, senza ragione, o per la sola ragione

che qualcuno oda e si chieda: “Che avrà da dirci

questa voce, tesa, vibrante e chiara,

che a nessuno appartiene?”

http://margueritexalias.wordpress.com/

festa della mamma..tra poco

Inserito il

Mamma ti vedo triste:è lo stillicidio delle piccole cosed’ogni giorno, che triste

ti china la fronte, e tristi ti piega

le labbra. E tu sei nata,

mamma, per essere una lodoletta:

dare un colpetto di becco qua

uno là,

e poi fare una frullatina pel cielo

senza troppo stancarti;

oppure come una farfalla lieve

volare senza una meta precisa

pei prati,

dimenticare il giglio

e il giaggiolo,

se tu beva il nettare della rosa!

 

Ma non essere triste

più bella sei se ti carezza  il riso!

Sorridi , giacche la vita,

la cara  vita che tu mi hai dato,

dà le gioie,come i prati  i fiori:

se uno appasisce

 un altro fiorisce.

Se un giorno hai riso

nel tuo grembo trastullandomi,

ora mi ridi se ti prendo in braccio

e ti faccio girare i giri di un valzer!

E poi non somigli ai castani

che in autunno sono gli ultimi a sfiorire?

P.P.Pasolini

 

invito i lettori a leggere nei commenti la bella metafora della vicenda umana, scritta da Transit Medina

dulcis in fundo: mirabili finali letterari

Inserito il

                              I- INFANZIA

Si sveglia da questo sogno incapace di ricordare esattamente che cosa fosse, a parte la nitida sensazione di essersi visto di nuovo bambino. Accarezza la schiena liscia di sua moglie che dorme il suo sonno tiepido e sogna i suoi sogni; pensa che è bello essere bambini, ma è anche bello essere adulti capaci di riflettere sul mistero dell’infanzia…sulle sue credenze e i suoi desideri.

Un giorno ne scriverò, pensa, ma sa che è un proposito della prim’ora, un postumo di sogno. Ma  è bello crederlo per un po’, nel silenzio pulito del mattino, pensare che l’infanzia ha i propri dolci segreti e conferma la mortalità e che la mortalità definisce coraggio e amore. Pensare che chi ha guardato in avanti deve anche guardare indietro e che ciascuna vita crea la propria imitazione dell’immortalità: una ruota.

O almeno così medita talvolta Bill Demborough svegliandosi il mattino di buon’ora dopo aver sognato, quando quasi ricorda la sua infanzia e gli amici con cui l’ha vissuta.

                                                    S. King- It

la grande poesia

Inserito il

 

Forse il cuore

 

Sprofonderà l’odore acre dei tigli

nella notte di pioggia. Sarà vano

il tempo della gioia, la sua furia,

quel suo morso di fulmine che schianta.

Rimane appena aperta l’indolenza,

il ricordo d’un gesto, d’una sillaba,

ma come d’un volo lento d’uccelli

fra vapori di nebbia. E ancora attendi,

non so che cosa, mia sperduta; forse

un’ora che decida, che richiami

il principio o la fine: uguale sorte,

ormai! Qui nero il fumo degli incendi

secca ancora la gioia. Se lo puoi,

dimentica quel sapore di zolfo

e la paura. Le parole ci stancano,

risalgono da un’acqua lapidata,

forse il cuore ci resta, forse il cuore….

 

SALVATORE QUASIMODO

domenica festa della mamma: auguri alla mia e alle vostre

Inserito il

DINO BUZZATI

                        Da : “Il deserto dei Tartari”

“Cara mamma” cominciò a scrivere e immediatamente si sentì come quando era bambino. Solo, al lume di una lanterna, mentre nessuno lo vedeva, nel cuore della Fortezza a lui ignota, lontano da casa, da tutte le cose familiari e buone, gli pareva una consolazione poter almeno aprire completamente il suo cuore.

Forse in quel momento la mamma girava nella sua stanza abbandonata, apriva un cassetto, metteva in ordine certi suoi vecchi vestiti, i libri, lo scrittoio; li aveva già riordinati tante volte, ma le pareva così di ritrovare un po’ viva la presenza di lui, come se egli dovesse rincasare prima di pranzo. Gli pareva di udirlo, il noto rumore dei suoi piccoli passi irrequieti che si sarebbero detti sempre in ansia per qualcuno. Come avrebbe avuto il cuore di amareggiarla?

 

 

lo spazio degli amici

Inserito il

Volentieri pubblico questi versi di Transit Medina, e invito anche gli altri amici a regalarci qualche bella poesia

Nel caveau dell’anima,
asciugavo sfoglie
di cipolla

sul ciglio a scavare
tuorli
di nuvole,

scandagliavo le code
di pavoni
smacchiati di fresco.

la commessa prometteva
pagode, mentre Dino Campana
modellava paesaggi lunari.

il mare calloso mischia
risacca,bugie e giuramenti
di stelle.

A catinelle, batte dentro,
l’aria cremisi
accalora.

la grande poesia

Inserito il

SOFOCLE, Antigone

 

Molte sono al mondo le meraviglie ma nulla è più portentoso dell’uomo.

Egli attraverso il mare biancheggiante, sfidando il tempestoso Noto,

si spinge, passando sotto i marosi che gli spalancano intorno abissi;

e la suprema delle divinità, Gea

immortale, instancabile, affatica

solcandola su e giù d’anno in anno con gli aratri, rivoltandola con la razza equina

                                                                       

E dei volubili uccelli la schiatta cattura e fa sua preda

e delle bestie selvatiche le razze e la natante generazione del mare

con maglie di reti intessute,

l’uomo scaltro;

e doma con artifizi l’agreste

montana fiera, e il giubato

cavallo affrena chiudendogli il collo in un giogo, e il toro delle montagne infaticabile.

 

E il linguaggio e il pensiero emulo del vento ed a reggersi in città

apprese da sé; e degli inospitali

geli all’aperto e

delle moleste piogge a ripararsi dalle ingiurie,

l’uomo che esce da tutto. Imbarazzato, non va incontro a nessun avvenire. Ade solo

non troverà modo di scampare:

ma a malattie senza scampo seppe escogitare rimedio.

                                                    

                             traduzione di Camillo Sbarbaro

dulcis in fundo: mirabili finali letterari

Inserito il

                              L- LETTERE

Ecco la notizia: Bartleby era stato un impiegato subalterno nell’ufficio delle lettere smarrite a Washington, dal quale era stato all’improvviso licenziato per un cambiamento nell’amministrazione. Quando penso a questa diceria, a fatica riesco a esprimere le emozioni che mi pervadono. Lettere smarrite, lettere morte! Non suona come uomini morti? Pensate a un uomo, per natura e sventura, incline a una languida disperazione: esiste un lavoro più adatto ad accentuarla che maneggiare continuamente queste lettere morte e metterle in ordine per darle alle fiamme? Ogni anno ne vengono bruciate a carrettate. Qualche volta dal foglio piegato il pallido impiegato estrae un anello – il dito al quale era destinato, forse, imputridisce nella tomba; una banconota inviata in un moto di pronta carità… e colui che ne avrebbe tratto sollievo non mangia più e non soffre più la fame; parole di perdono per coloro che morirono nello sconforto; di speranza per coloro che morirono disperati; buone.Nuove per coloro che morirono soffocati da sventure inconsolabili. Apportatrici di vita, queste lettere rovinano verso la morte.

O Bartleby! O umanità!

 

                                     Bartleby, lo scrivano- H.Melville

riflessioni d’autore

Inserito il

Che differenza c’é 

Che differenza c’é 
tra poesia e prosa?
La poesia dice troppo
in pochissimo tempo,
la prosa dice poco
e ci mette un bel po’.

C. Bukosky

riflessioni d’autore

Inserito il

Una parola è morta appena è pronunciata:
così qualcuno dice.
Io invece dico che comincia a vivere solo in quel momento.

Emily Dickinson

 

in un tristissimo giorno

Inserito il

 

Dicevi sì con la testa ma

Danilo Dolci

 

Dicevi sì con la testa ma

altro pensavi, mentre ti parlavano:

sei stanco, seppure sorridi,

ti senti un fiume secco –

un fiume senza l’acqua non è un fiume

ritorna fiume quando l’acqua torna,

un mare che si asciuga è una palude.

 

Stanco di constatare ricoperti

i pubblici delitti,

stanco di lavorare campi dove

su cento semi ne spuntano tre,

stanco di osservare ogni giorno

come trionfa la stupidità

più o meno macchinosa,

stanco di pazientare

se pazienza significa lasciare

tutto come è

mentre i fiori della vita si sperperano,

stanco

di non averti per quanto ti importa,

per comprendere, per sperimentare

da un punto solo, da precisi punti.

 

 

terremoto in emilia

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Margaret Collina
Sto / come passato il sisma / si sta a guardare / il vuoto: solo la vita resta / e non ha scopo. Sperduto sguardo / sull´intero nulla / e alcun passato / né voce buona / più mi consola. Non solitudine / ma abisso, / non più paura / solo vertigine, / e le mani cercano / appiglio / a vecchie inutili cose / ridotte in polvere. Altro non c´è / che deserto / e la voce grida / senza neppure un´eco. All´orizzonte / sempre e soltanto / cenere che già / alle mie spalle fuma / di presente e futuro / le indistinte braci.

riflessioni d’autore

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Sono vivo nella difficoltà, sono identico ad essa. La mia vita pulsa in questa difficoltà e io non la giudico più.      

 Schellenbaum

 

Medea

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La NUOVA Bottega dell’Elefante

 

vi invita all’incontro di lettura

Circolo Pavese, v. del Pratello 53

di  lunedì 28 maggio  2012

ore 21

Margaret Collina

interpreta

I monologhi di Medea

da Euripide

                                                    partecipano alla lettura:

                        Rita  Galbucci, Paola  Padovani, Alessandro  Dall’Olio

 “Un uomo, quando è stanco di starsene in famiglia, esce, evade dalla noia, si ritrova con amici e coetanei; noi donne, invece, siamo costrette ad avere sotto gli occhi sempre un’unica persona. Si blatera che conduciamo una vita priva di rischi, tra le mura domestiche, mentre i maschi vanno a battersi in guerra. Che assurdità!  

Preferirei cento volte combattere che partorire una volta sola.”

 

                                               INGRESSO LIBERO

proverbi

Inserito il

PUOI ALZARTI MOLTO PRESTO ALL’ALBA, MA IL TUO DESTINO SI E’ ALZATO UN’ORA PRIMA DI TE                     

PROVERBIO AFRICANO

 

invito

Inserito il

Martedì 29 maggio ore 18, presso libreria “COOP AMBASCIATORI” Via Orefici  Bologna

Conduce Stefano Sacco.

 

FERDINANDO     BALZARRO                            

 “BAGLIORE 2  QUANDO UNA VITA NON BASTA” 

Un’opera dal ritmo coinvolgente, che spazia a 360 gradi nei diversi e ancora sconosciuti profili delle Arti Marziali, ma anche della vita quotidiana, delle inevitabili scelte, dell’ostinata ricerca nei profondi abissi del sé.

Edizioni Mediterranee

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